and so it is
10 dicembre 2007
una macchina parcheggiata. vetri appannati senza alcun bisogno di volgarità. il fiato si produce anche parlando. parole che escono con una facilità estrema, quasi imbarazzante. se non fosse che l'imbarazzo si è dimenticato di venire. parole parole parole. che riempiono lo spazio intorno a noi. noi, una nuova parola che ha un suono inaspettatamente bello. e alzare la testa e guardare di là e intravedere qualcosa nella nebbia che ieri sera opprimeva Milano e i nostri occhi. domande su cosa possa essere, su quanto lontano possa essere. ma poi alla fine cosa serve domandare? per avere risposte, è chiaro. e le risposte a cosa servono? per sopperire a qualche lacuna che non si riesce a sopportare vuota. io lacune non ne ho. non ho bisogno di fare domande e non ho bisogno quindi di avere risposte. come ho già detto, mi basta. e allora perché scrutare la nebbia quando ho una macchina piena di parole a cui attingere? quando posso tranquillamente chiudere gli occhi e sorridere? quando posso sentire sorgere lacrime, silenziose lacrime di gioia? no, la nebbia non mi interessa. non mi fa paura, ma non la guardo nemmeno. preferisco rimanere al caldo, sotto una giacca improvvisata coperta, ascoltare Simon and Garfunkel e pensare che niente manca, che tutto è perfetto così.

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L'improbabilità dell'amore
18 ottobre 2007
"Ti amo non per chi sei ma per chi sono io quando sono con te" si ripeteva Amie. Sì, "per chi sono quando sono con te". Questo è amore. Non si ricordava bene chi lo disse, forse Gabriel Garcia Marquez ma poco importa. Le frasi importanti, una volta pronunciate, diventano di dominio pubblico. Così anche il titolo di un'opera può diventare un detto popolare se la gente se ne appropria. Amie voleva appropriarsi di quella frase. Anzi in realtà era la frase che si appropriava di lei, che si cuciva addosso alla situazione che stava vivendo. E' strano come lavori il nostro cervello. Quella frase probabilmente Amie l'aveva sentita mille volte ma mai ci si era soffermata. Appena però la vita ha voluto gettarla in una situazione simile, allora le era tornata in mente e solo ora la capiva. Capiva anche il detto "al cuore non si comanda" che sembra così tanto banale e scontato ma che in fondo non lo è. Amie realizzò non tanto che non si può scegliere chi amare, ma proprio che è inutile tracciare il profilo dell'uomo ideale. E realizzò anche quanto fosse triste che le persone dessero un motivo ai loro sentimenti. "Perché ti piaccio?" le aveva chiesto una volta Damien. Ma che domanda stupida, aveva pensato Amie. Proprio stupida. Cosa avrebbe dovuto rispondere? Che le piaceva perché era alto, biondo, occhi azzurri, perché era particolare, diverso e perché amava gli sport e i viaggi? Doveva dirgli che le piaceva per il modo di guardarla, di baciarla o per quel suo modo leggero di fare domande, come se fosse sempre un'intervista? Doveva dirgli che le piaceva perché sapeva sempre stupirla in quello che diceva o faceva, perché non si limitava a pensare alle cose stupide cui pensano tutti? Oppure perché voleva renderla partecipe della sua vita, proprio lui che teneva tutti alla larga? No. E questo perché Amie si rendeva conto che dando una motivazione al proprio sentimento gli avrebbe anche irrimediabilmente posto un limite. Perché se io dico "mi piace il cioccolato perché è marrone" io pongo un limite. Se il cioccolato un giorno dovesse smettere di essere marrone e lo producessero viola smetterebbe forse di piacermi? No. Mi piace il cioccolato per quel sapore dolcissimo che si scioglie in bocca quando lo mangi. Per la sensazione che ti fa provare. A prescindere dal suo colore, dalla sua forma o da qualsiasi altra caratteristica. Insomma Damien le piaceva solo per come lei si sentiva quando stava con lui, per la sensazione di benessere che le faceva provare. Esattamente quello che diceva Gabriel Garcia Marquez. E lo stesso ragionamento vale al contrario: non basta che una persona abbia tutte le caratteristiche che più ti possono piacere per stare bene con lei. Ed Amie immediatamente pensò ad Alex: un ragazzo bellissimo, il sogno proibito suo e delle sue amiche di infanzia, che per lei, solo per lei, era diventato realtà. Un ragazzo, inoltre, che si discostava dalla sua categoria dei "belli": era un po' viziato in quanto tale ma era anche dolcissimo, in gamba e la faceva sentire la persona più importante del mondo. Insomma tutto quello che una donna può sognare, giusto? Sbagliato. Amie non poteva fare altro che pensare che per Alex non era riuscita a provare alcunché, benché si fosse sforzata. E questo a cosa era dovuto? Non certo a qualche difetto di Alex, anzi. E non era certo nemmeno un problema suo e tantomeno lo era Damien. Amie non riusciva a provare niente perché Alex non le comunicava niente e per quanto bello, intelligente, simpatico e dolce, non riusciva a innamorarsene. Quanto è improbabile l'amore: agisce per regole tutte sue, che non si possono capire. Perché chi cerca di capirle o peggio di farle proprie, alla fine perderà sempre. Questo aveva realizzato Amie.

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Ora, prima, musica..
10 ottobre 2007
Calma la parola d'ordine. Tranquillità. Riesco perfino a non sentire le macchine che passano in Corso Venezia. Sì forse la campanella delle giostre è un po' invadente. Forse verso le 17 ci sono un po' troppi bambini ma in fondo basta sapere dove mettersi. Il tempo si ferma. "Ci spostiamo per favore? Qui ci sono troppi bambini". Non è per quello che facciamo o potremmo fare, è solo che ci tengo che gli attimi che vivo con te siano solo nostri. It's not that we scared, it's just that it's delicate. La Pro Caelio può essere più leggera se senti il vento sulla faccia e se ogni tanto puoi fermarti a guardare cos'ha da dirti il cielo. Se ogni tanto puoi guardare le foglie d'autunno e pensare che rinasceranno tra qualche mese ancora più verdi. "Non c'è niente. è solo che non riesco a trovare niente che non va. Niente". In effetti la perfezione è noiosa a volte. L'uomo è più felice quando cerca di avere qualcosa, non quando la tiene completamente in pugno. Ok, lezione afferrata. Passano un po' troppe coppiette per i miei gusti ma mi scopro intenerita nel guardarle ogni tanto scambiarsi dolci effusioni. E vedere i vecchietti passare in bicicletta e sedersi su una panchina non lontano da te, senza pensieri. “Sei qui con me”, prima di dormire. There's still a little bit of your ghost, your witness. E non sopporti l'idea che qualcuno si possa sedere sulla tua panchina, quella stessa panchina. Quella panchina è tua ormai. Puoi studiare solo lì. E ti sembra che Virgilio possa capirti quando ti dice "Quis enim modus adsit amori?". Nessuno, ti rispondo io caro poeta. “Devi pensare solo a quello che ti dico, hai capito? Se non lo pensassi non te lo direi”. Ma sì in fondo è normale essere volubili, deboli. È ciò che ci rende umani, fragili. Terribilmente fragili. Ed emotivamente instabili. Al punto di rasentare la schizofrenia. Some things in life may change and some things they stay the same. Like time. Due occhi stanchi ma vivi si fermano davanti a te, tu alzi lo sguardo dal tuo libro e scopri che quel vecchio che hai visto passare in bici prima, che si era seduto non lontano da te, quel vecchio ti ha scritto una poesia. Questa poesia:
Colpito al cuore, dai tuoi occhi,
tanto penetranti da palesarsi
dietro un paio di occhiali scuri,
e all’ombra di un berretto
[altrettanto scuro.
Povero Icaro
riuscirà a volare ancora?
E ti allieta la giornata solo dicendoti “Niente, volevo leggertela”. Scambio di emozioni fra sconosciuti, emozioni che durano secondi, che si disperderanno dopo pochi istanti ma che fanno sorridere. “Il mio comportamento è cambiato. Penso sia un percorso naturale”. Un estraneo ti può dedicare una poesia, così dal nulla. Entrare nella tua vita e uscirne nello stesso passo leggero. E pensare che esistono persone che si struggono per qualcuno che non le considera, che ha fatto tabula rasa, per qualcuno che non ha il coraggio di affrontare i propri sentimenti. I wanna hear what you have to say about me. Hear if you're gonna live without me. Hear what you want. Studiare comincia a stancarmi, non seguo più la concinnitas e ho bisogno di fare due passi sotto gli alberi quasi autunnali. La natura all’opera: uno spettacolo incredibilmente bello. Uno dei rari casi in cui “bello” non fa male. "Mi fai stare bene. Il resto non conta". Le parole possono essere talmente vuote a volte ed avere un'eco davvero illimitata. Ma poi alla fine il suono si perde e quello che rimane non è altro che cera sciolta. E non ci sei tu. Il vento si fa più fresco, ormai si avvicina il tramonto. Non è più estate e il sole comincia a farsi pigro. Forse è meglio tornare a casa, forse è meglio chiudere i libri e riporre in un cassetto i ricordi. Perché sebbene a volte il tempo sembri fermarsi in realtà è solo un'illusione dei giardini e più sono belli, più la sensazione aumenta. Le macchine in Corso Venezia in realtà non si sono fermate. Non voglio perdere il giro. “Abbiamo tutto il tempo che vogliamo”. Ma in fondo non c'è in quello che dici qualcosa che pensi. Sei solo la copia di mille riassunti.

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03 ottobre 2007
"Io ho una teoria"
"Un'altra?"
"Eh sì io sono piena di teorie"..
e poca pratica, aggiungono i suoi pensieri.
"Sentiamo" dice la sua voce, mentre i suoi occhi sono immersi in quelli di lei seduti su una panchina dei giardini pubblici più belli di Milano.
"Secondo me le persone belle vivono una vita a sé. Diversa da quella delle persone normali"
La sua faccia si fa scura. Non capisce o non condivide. Io in ogni caso lei prosegue.
"Sì perché è come se vivessero in una versione edulcorata della realtà. Tutto è loro concesso, tutto è più semplice e di conseguenza si approcciano alla vita e soprattutto alle persone in modo diverso, sbagliato".
No, non è convinto.
"Mah insomma dipende.."
"Sì certo, a me non piace generalizzare però ho notato che spesso è così".
E dopo un attimo di silenzio in cui i suoi occhi azzurri la guardano sorridono e dicono "Boh", lei capisce perché lui non capisce. Perché è bello anche lui.
Come aveva fatto a non accorgersene?
E' per questo che non riesce a condividere il suo punto di vista che è sacrosanto: perché lui è bello e dopo un po' lo conferma anche lui.
"Sì io credo di essere bello. Insomma quando vado in giro, in metropolitana, mi viene spontaneo compararmi agli altri. E mi accorgo di essere bello".
Già..lei lo guarda, forse lo considera presuntuoso ma comunque si prende un attimo per guardarlo e decidere se è bello. Ma in quell'istante che dura settimane lei realizza che però lui è diverso. E' un bello con un pizzico di testa in più. Non vuole pensare chissà cosa di lui, ma per ora sembra diverso. Ci vorranno solo pochi giorni ancora per capire che diverso non esiste. Che lui non esiste. Che lui non è diverso. Sì è strano, forse, è diverso quindi. Ma non migliore. Che delusione. E lei che credeva di aver trovato qualcuno di maturo. Invece proprio lui che non vuole accettare, forse offeso, la sua teoria dei belli non fa altro che confermarla. I belli sono irrimediabilmente viziati dalla vita, anzi no, sono viziati dalle persone che li circondano. Sì perché le persone "normali" sono affascinate dai belli e per loro farebbero di tutto. E lei questo lo sa molto bene perché per tutta la sua vita lei è stata bruttina, un po' sfigata, insomma non proprio quella che tutti, maschi e femmine, cercavano. E per questo ha sofferto e ha conosciuto fin dal principio una realtà diversa, quella in cui tutto è duro e quella in cui nessuno ti regala niente. Poi un giorno dal nulla, il mondo ha cominciato a trovarla bella. Chissà..forse era solo cresciuta. O, più probabile, era cresciuto il mondo attorno a lei. E, lei se n'è accorta, quando il mondo ha iniziato a crederla bella la sua vita è cambiata. Tutto è stato più facile. Le stesse persone che prima la disprezzavano, ora la cercavano e avrebbero fatto pazzie per lei. Questo lei intendeva per "versione edulcorata della realtà". Perché nonostante questo lei non ha mai smesso di credere che la prima realtà conosciuta fosse quella vera.

"Ti accorgi che il tuo sguardo non resta su di me per più di 10 secondi?"
"Sì lo so"..
è perché altrimenti lei potrebbe perdersi nei suoi occhi azzurro cielo, potrebbe cominciare a trattarlo da "bello", soprattutto teme che lui arriverebbe a leggere quello che lei ha dentro, che non sa spiegarsi nemmeno lei. Ha paura che se un solo sguardo la tradisse, lui se ne andrebbe via lontano. Ha paura che lui si annoi, che possa cambiare idea. Perché, lei ormai l'ha capito, le persone belle amano cambiare. Amano trovare sempre nuove cose che possano stimolarle, forse proprio perché sono abituate ad avere tutto. E sempre lei crede che lui possa trovarla troppo "normale", lei..proprio lei che così tante altre persone le hanno sempre detto che era speciale. Lei ha paura di non riuscire a trattenerlo più di un aprile e quindi di perderlo presto.
Ma non preoccuparti, tenera, tanto lo hai già perso ancora prima di averlo: non si può trattenere il vento. Puoi solo goderti il momento in cui ti sfiora il viso, che a volte può aiutarti a vivere più alla leggera, e poi, caso mai, sperare che torni. Ma accetta un consiglio: meglio abituarsi a vivere senza vento. Che non si sa mai quando questo torna, se torna, e soprattutto in che modo torna. Perché il vento cambia sempre. Per questo è irrimediabilmente infelice.

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posted by Sisa at 23:49 | Permalink | 7 comments